Tra il dire e il fare c'è di mezzo il "dare"


ARCIDIOCESI di N’DJAMENA

CAPPELLANIA degli OSPEDALI

B.P. 456 N’DJAMENA (CIAD)

Questo progetto è stato pensato all’interno della Cappellania diretta dal Cappellano: p. Benjamin TOIDIBAYE.

La Cappellania degli Ospedali è stata voluta dall’arcivescovo di N’Djamena Mons. Charles Vandame nel 1992 per accompagnare spiritualmente e materialmente i malati in difficoltà o senza appoggio. Oggi è composta da 15 membri: 5 sacerdoti, 9 laici volontari e un’assistente sociale a tempo pieno.

Il gruppo si organizza per assicurare le visite nei diversi ospedali della città. Grazie alle offerte ricevute dai fedeli durante la celebrazione della Giornata Mondiale del Malato , il gruppo riesce a fornire saltuariamente un aiuto materiale ai malati più soli e bisognosi.

E’ durante queste visite che ci siamo interrogati sulla situazione delle donne affette da fistole.

Il matrimonio precoce e la fistola

Almeno 2 milioni di giovani donne nei Paesi in via di sviluppo subiscono le conseguenze dolorose, umilianti e devastanti della fistola ostetrica.

E’ una lacerazione che mette in comunicazione la vagina della donna con la vescica, il retto o entrambi, favorendo il passaggio di urina e di feci. Si manifesta in seguito a complicanze del parto, generalmente dovute alle dimensioni troppo piccole del bacino o a quelle troppo grandi del bambino o al suo cattivo posizionamento. Non sono da escludere tra le cause ricorrenti anche le mutilazioni genitali (FGM).

Le ragazze e le donne che soffrono di fistole sono allontanate dalle loro comunità e spesso abbandonate dalle famiglie. La fistola, che un tempo era molto diffusa in Europa e America, è stata sradicata dalla medicina moderna all’inizio del XX secolo. E’ tuttavia ancora comune nelle aree in via di sviluppo, dove la malnutrizione e l’arresto della crescita aumentano l’incidenza dei parti distocici; dove le pratiche culturali e la povertà favoriscono i matrimoni e le gravidanze precoci e dove l’assistenza sanitaria non è facilmente accessibile.

Spesso le giovani donne sono costrette a rimanere incinte subito dopo il matrimonio e possono incontrare diversi ostacoli nell’accesso ai servizi di contraccezione. A dispetto di leggi contro il matrimonio precoce in diversi Paesi, nel mondo in via di sviluppo 82 milioni di ragazze si sposeranno prima di compiere 18 anni. In tutto il mondo, ogni anno, sono circa 14 milioni le ragazze e le donne che partoriscono tra i 15 e i 19 anni. Le gravidanze nell’adolescenza sono rischiose e più la ragazza è giovane, più alto è il rischio. Le bambine sotto i 15 anni hanno cinque volte più probabilità di morire di parto delle donne tra i 20 e 29 anni. Molte di quelle che sopravvivono ad un parto distocico si trovano affette da fistole.

Pertanto ritardare la prima gravidanza delle donne è una strategia fondamentale per ridurre l’incidenza della fistola e della mortalità materna. La fistola si può curare e risolvere con un intervento chirurgico che costa 300 dollari. Nel 2003 il Fondo delle nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) ha lanciato la campagna globale per l’eliminazione della fistola in risposta alle nuove testimonianze degli effetti devastanti della fistola ostetrica sulla vita delle donne. La campagna coinvolge una vasta gamma di partner e attualmente è attiva in 30 Paesi dell’Africa sub-sahariana, dell’Asia meridionale e in alcuni Stati arabi.

L’obiettivo a lungo termine è di fare diventare la fistola un evento altrettanto raro nei Paesi in via di sviluppo quanto lo è oggi nei Paesi industrializzati. La campagna mira alla prevenzione, al trattamento delle donne che ne sono affette e alla reintegrazione delle donne nella loro comunità dopo la guarigione.

Situazione generale delle donne affette da fistole, in Ciad

Le donne che in Ciad si trovano in questo situazione sono molto numerose. Non se ne conosce il numero esatto. La maggior parte di esse vive nei villaggi e col volto coperto. Evitano ogni contatto con lo straniero e sono considerate persone impure e quindi rifiutate anche dai rispettivi mariti. In ambiente musulmano, sono escluse dalla preghiera rituale diretta dal muezzin. Alcune sono giovanissime: hanno tra i 15 e i 20 anni e sono costrette a mantenersi da sole; provengono generalmente da famiglie povere e la maggior parte di esse si mantiene lavorando la terra. Data la loro condizione sociale, non possono curarsi. Molte sono malate da più di 20 anni. I genitori le danno in matrimonio combinato e forzato all’età di 12 o 13 anni.

Quelle che noi abbiamo incontrato lo hanno confermato: sono divenute “fistolose” (affette da fistole) dopo il parto che, generalmente avviene in modo tradizionale. La donna in travaglio è assistita da vecchie donne senza formazione. Queste fanno ricorso alla forza se il bambino è bloccato nel bacino. Quello che accade è semplicemente drammatico ma ci permette di capire come queste donne divengano poi “fistolose”.

Le cure all’ospedale sono gratuite. L’ammalata si arrangia per pagare il suo arrivo in ospedale, ma durante la degenza è la paziente che provvede a se stessa. La Cappellania interviene di tanto in tanto per fornire prodotti d’igiene e per il nutrimento. Tenendo conto dei mezzi di cui dispone non assicura un servizio regolare. Non aiuta che i più disagiati, vale a dire quelli che sono soli. Un’ammalata passa in media un mese all’ospedale e se nascono complicazioni il tempo si allunga.

Dopo la cura il FUNIAP dà a ciascuna una somma di 70000 F.CFA, poco più di 100 Euro. Questa somma è data all’ammalata all’uscita dall’ospedale per il viaggio di ritorno a casa.

Situazione dopo la cura

Dopo le cure, ciascuna rientra a casa. Alcune sono accolte dai parenti, altre vengono rifiutate. Sebbene non siano più malate, la società, soprattutto i mariti, non le vogliono.

Esse sono condannate a vivere isolate come prima. E’ per loro molto difficile risposarsi perché gli uomini continuano a considerarle come impure.

E’ per le donne che sono in questa situazione che lanciamo un SOS.

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ultima modifica: 8 maggio 2019

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